Autorità e responsabilità

Un fondamentale principio organizzativo dice che responsabilità ed autorità in azienda devono coincidere, ovvero: se assegno ad un ruolo un certo tipo di responsabilità, devo dare a questo anche la necessaria autorità perché possa esercitare pienamente la responsabilità attribuita. In questo caso per autorità si intende il potere legittimo di dare disposizioni ai subordinati, di poter erogare premi e punizioni, di avere strumenti e risorse (denaro, tempo, tecnologie, informazioni) per poter raggiungere gli obiettivi connessi alla propria responsabilità. Si tratta di un principio basilare di ogni “buona organizzazione” aziendale, troppo spesso disatteso. Non rare infatti sono le situazioni in cui ad un ruolo organizzativo sono assegnate responsabilità che in realtà non può raggiungere, in quanto privo delle più elementari leve gestionali per poter lavorare come responsabile: persone da gestire, risorse da utilizzare, obiettivi da raggiungere, indicatori di risultato su cui essere misurato. Ma come è possibile che tante persone in azienda accettino situazioni di questo genere? Ciò accade più frequentemente di quanto si possa pensare per una ragione molto semplice. In caso di insuccesso, il responsabile privo di autorità potrà sempre sostenere che il mancato raggiungimento degli obiettivi non gli può essere imputato proprio a causa della mancanza delle fondamentali leve gestionali sopra citate. In altre parole, ci si preoccupa più di trovare alibi per giustificare l’insuccesso che di ottenere strumenti per ottenere il successo. Si tratta di un fenomeno limitato e recente? Non credo. Da sempre la ricerca di giustificazioni al proprio operato costituisce un sport molto praticato, anche perché, fin dall’antichità, i premi per chi ha successo sono spesso aleatori, ma le punizioni per chi sbaglia sono certe: “Se un costruttore costruisce una casa per un’altra persona, ma non fa il lavoro come avrebbe dovuto, così che la casa crolla e causa la morte del padrone di casa, il costruttore deve essere ucciso. Se il crollo provoca la morte del figlio del padrone, sia ucciso il figlio del costruttore (Codice di Hammurabi – Babilonia, 1750 a.C.)”

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