Lavoro e macchine nell’epoca digitale

È difficile rassegnarsi alla scomparsa del lavoro così come impostato nel secolo scorso: stabile, remunerato in modo adeguato, tutelato. È difficile anche perché non è chiara la nuova impostazione: sappiamo che il vecchio non funziona più ma anche che il nuovo non funziona ancora.

Il lavoro cambia anche sotto i colpi della rivoluzione digitale, un fenomeno ancora in corso, che nessuno ha ancora capito dove ci porterà. I “fondamentalisti digitali” ne esaltano il potenziale di creazione di valore economico e di democratizzazione delle relazioni sociali. A loro si contrappongono gli “oscurantisti digitali”, che sottolineano le destabilizzazioni in corso nelle nostre economie e nei nostri sistemi sociali.

Quello che è certo è che ogni previsione, anche quella più ragionevole, rischia di essere smentita nel giro di poco tempo.

Molti ad esempio prefigurano un futuro fatto sempre più di macchine e fabbriche automatizzate, con la progressiva scomparsa del lavoro umano. La realtà ci dice invece che il “mondo dei robot” esiste solo quando si parla di automazione. Se si considera il fenomeno più ampio legato all’intelligenza artificiale, allora ci accorgiamo che in numerosi casi siamo in presenza di macchine che consentono all’uomo di liberarsi della fatica fisica e del pericolo, ma anche di lavorare in modo complementare con le macchine. Quello che sta accadendo oggi non è quindi tanto un fenomeno di “meccanizzazione dell’uomo”, quanto di “umanizzazione della macchina”. Ma tutto questo vale solo fino alla prossima svolta digitale.

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