Dallo strategic planning allo strategic thinking

A un seminario con dirigenti di imprese del settore agroalimentare abbiamo analizzato i piani di sviluppo in atto. Ne è emerso un quadro di passività e stasi, una sorta di rassegnata accettazione degli eventi commerciali e produttivi, come se questi fossero governati da disegni imperscrutabili ed incomprensibili. Chi lavora nel settore agroalimentare dà spesso per scontato che il futuro è imprevedibile, in quanto troppi elementi rendono difficile la pianificazione: gli andamenti climatici, le azioni dei concorrenti (sempre più globali), la legislazione e le politiche di sostegno e regolamentazione, i gusti del pubblico e le mode, le politiche di acquisto della grande distribuzione, e così Prosegui…

Impegno e cambiamento organizzativo

Un cambiamento organizzativo che sia tale implica che tutti accettino l’idea di un forte impegno, uno sforzo straordinario, un’uscita dalle routines abituali. Le persone devono accettare di cambiare la propria vita lavorativa (orari, relazioni, strumenti, regole, attività, …) fino a che l’obiettivo non è stato raggiunto.

Servono informazioni diffuse, incentivi, formazione, programmi pilota. Ma soprattutto serve una forte leadership della direzione che motivi il cambiamento, e un nuovo comportamento del gruppo dirigente che faccia da esempio.

Senza questa forte tensione ogni programma di cambiamento è destinato al fallimento.

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Gli alibi decisionali

Perché non si decide? Perché abbiamo un alibi. Ecco una lista dei più diffusi.

Alibi informativo: “ci mancano informazioni”, “aspettiamo di capire meglio”.

Alibi temporale: “è troppo presto”, “è troppo tardi”, “non abbiamo il tempo”, “ci sono cose più urgenti”.

Alibi normativo: “non possiamo”, “abbiamo vincoli”.

Alibi culturali: “la gente (il personale, il mercato, i fornitori, …) non capirebbe”, “non c’è la mentalità giusta”.

Alibi sistemico: “il problema è più complesso”.

Alibi democratico: “dobbiamo avere il consenso di tutti”.

Alibi strategico: “non c’è chiarezza sulla strategia”.

Alibi politico: “il problema è a monte”, “non abbiamo potere”.

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Relazioni pericolose

Normalmente si spiega il crescente numero di alleanze fra imprese in termini di reazione alla globalizzazione e di strategia di penetrazione delle aziende nei mercati internazionali. La ragione delle alleanze è in realtà più complessa: le alleanze sono infatti il prodotto di svolte strutturali, una delle quali è certamente identificabile con l’incertezza che caratterizza i mercati. Nuovi prodotti, nuove tecnologie, nuove esigenze dei consumatori creano evoluzioni repentine anche in settori tradizionalmente conservatori. Alleanze di ogni tipo prendono sempre più piede: joint venture, partecipazioni di minoranza (ad esempio partecipazioni incrociate, nelle quali ciascun socio ha la stessa percentuale dell’altro), marchi commerciali comuni, accordi di ricerca Prosegui…

Management partecipativo

Nelle organizzazioni che dichiarano di adottare il management partecipativo (ad esempio nelle imprese cooperative), i manager parlano a persone convinte della necessità di cambiare, ma non li ascoltano. Lo sforzo comunicativo dei superiori è spesso semplicistico, unilaterale, paternalista.
Non è vero che il management partecipativo trovi le persone in posizione pregiudiziale di difesa, preoccupati di veder minato il presupposto di competenza esclusiva e la loro autorità. Normalmente non esiste una opposizione intellettuale al cambiamento, né attaccamento sentimentale al passato. Il cambiamento fallisce semplicemente perchè è troppo veloce, o mal impostato.
La differenza non sta fra anziani o giovani, ma nel modo in cui la direzione Prosegui…

Le tre regole dell’impresa innovativa

Organizzare non significa tanto dividere, ripartire, coordinare programmare gli individui, quanto mobilitare capacità individuali e collettive per raggiungere obiettivi e svilupparle per proporne altri. A tal scopo i principi organizzativi da applicare in ogni impresa sono tre: 1) La semplicità. 2) La delega. 3) La direzione attraverso i valori e l’esempio.

  1. La semplicità: la professionalità delle persone  rappresenta il miglior strumento di integrazione a disposizione delle imprese per affrontare la complessità. Occorre dare professionalità agli individui, autonomia, responsabilità, e non puntare solo su sofisticate strutture di controllo e procedure di monitoraggio. Ciò che serve all’impresa è un apprendimento collettivo dei modi più semplici
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Autorità e responsabilità

Un fondamentale principio organizzativo dice che responsabilità ed autorità in azienda devono coincidere, ovvero: se assegno ad un ruolo un certo tipo di responsabilità, devo dare a questo anche la necessaria autorità perché possa esercitare pienamente la responsabilità attribuita. In questo caso per autorità si intende il potere legittimo di dare disposizioni ai subordinati, di poter erogare premi e punizioni, di avere strumenti e risorse (denaro, tempo, tecnologie, informazioni) per poter raggiungere gli obiettivi connessi alla propria responsabilità. Si tratta di un principio basilare di ogni “buona organizzazione” aziendale, troppo spesso disatteso. Non rare infatti sono le situazioni in cui ad un ruolo organizzativo sono Prosegui…

Una brutta notizia

C’è un modo indolore per dare una brutta notizia ai propri collaboratori? Probabilmente no. Innanzitutto bisogna tener presente che spesso l’incertezza é più dannosa delle cattive notizie: le voci girano, le menti si distraggono, le motivazioni si bloccano. Quelli che lavorano in prima linea guardano a ciò che succede nei piani alti con crescente distacco e cinismo. Con loro non funzionano slogan, minacce, discorsi: guardano ai fatti. Con loro è necessario comunicare faccia a faccia, in piccole riunioni, ove i diretti superiori sono gli unici opinion leader. Tutto questo lo dissi al direttore generale della Box True Company quando fu chiaro che l’azienda doveva chiudere Prosegui…

Un certificatore esperto

Il T.Col. (Tenente Colonnello – NdR) in pensione Amilcare Fiascone, una vita spesa a obbedire e comandare (non si hanno notizie di vie di mezzo), sta ottenendo un grande successo come esperto di certificazioni aziendali. Pur non avendo mai messo piede in azienda in vita sua prima di andare in pensione, ha scoperto che ciò che funziona nel settore non è un consulente che conosca l’azienda, ma un comandante che dia gli ordini necessari a raggiungere gli obiettivi di certificazione. ISO 9000, OHSAS 1800, Emas, SA 8000, ISO 14001, etc. etc. per lui non fa differenza: il metodo va bene per Prosegui…

Le competenze del manager

Solo il pregiudizio e un’illusione ottica della proiezione di Mercatore ci impediscono di renderci conto della vastità enorme del continente africano. Il viaggio da Tangeri a Nairobi è più lungo di quello da New York a Londra.

Caterina Rossini lo sapeva benissimo. Caterina Rossini era un vero genio matematico. A due anni, accompagnando la madre al supermercato, aveva saputo calcolare mentalmente se un barattolo da 125 grammi a 250 lire era più conveniente di uno da 7 etti a 1.790 lire. A tre aveva sbalordito tutti osservando che, a differenza di altri numeri, lo zero significava cose diverse  a seconda della posizione in cui si Prosegui…