Oltre la democrazia dei partiti

Il difficile momento che stanno vivendo le democrazie occidentali è ben analizzato da Colin Crouch nel suo Postdemocrazia (ed. Laterza, 2009).

Vedere i mali della democrazia solo come colpa dei mass media e dell’ascesa degli strizzacervelli o degli errori personali dei politici significa ignorare che si stanno verificando processi ben più profondi”.

“L’idea di postdemocrazia ci aiuta a descrivere situazioni in cui una condizione di noia, frustrazione e disillusione fa seguito a una fase democratica; quando gli interessi di una minoranza potente sono divenuti ben più attivi della massa comune nel piegare il sistema politico ai loro scopi; quando le élite politiche Prosegui…

La noia al potere

È uscito da alcune settimane “Il potere è noioso: Il mondo globalizzato raccontato dal più anarchico degli economisti”, di Alberto Forchielli. L’ho letto e ne ho sottolineato alcuni passaggi. Ve li riporto. E poi comprate il libro (anche perché in realtà Forchielli non è un economista, ma un imprenditore).

Gli imprenditori italiani: “Col senno di poi, dico che facemmo l’errore di non capire che chi comprava – l’imprenditoria privata – era forse peggiore dei boiardi di Stato ramificati dentro al pubblico, quelli che dovevamo a tutti i costi mandare a casa. Così ci hanno guadagnato i vari Benetton, Tronchetti Provera, Riva, Prosegui…

Connectography

Parag Khanna sostiene che l’importanza di uno stato non sta nella sua collocazione geografica o nella numerosità della sua popolazione, ma nella sua connessione con i flussi di capitali, intelligenze, dati. In questo senso Olanda o Singapore contano più di Argentina, Indonesia o Messico. All’interno degli stati poi sono alcune aree geografiche che emergono proprio in base al loro grado di connettività: Silicon Valley e la Pianura Padana sono fondamentali per lo sviluppo di Stati Uniti e Italia.

Sempre più nascono grandi aggregazioni urbane fra città una volta separate: La Taiheiyo Belt in Giappone (ovvero l’enclave formata da Tokyo, Nagoya e Prosegui…

Gli allucinati

 

Buenos Aires, dicembre 1901

Vengono e vengono gli allucinati, sempre, a migliaia e migliaia, tutti i giorni. Essi seguono follemente il loro miraggio, abbacinati; non sanno nulla, fuori che questa è la terra dove «si fa fortuna»; ignoranti e incoscienti, senza volontà e senza idee, spinti da una forza misteriosa e mostruosa, quasi un esercito di ipnotizzati, attirati da questa terra come i vascelli dall’isola fatata nella leggenda araba.

È inutile che i giornali onesti gridino al mondo la grande crisi che affligge questo paese: essi vengono. È inutile che le ricerche imparziali facciano conoscere che nella sola città di Buenos Aires quarantamila Prosegui…

Lo dicono tutti

Nel XVI secolo, le classi colte d’Europa credevano che certi esseri umani avessero stretto un patto col diavolo. Credevano che le streghe si radunassero per celebrare riti terrificanti, e che di notte volassero nel cielo. Sulla base di queste credenze, torturarono un’infinità di persone e uccisero da 50.000 a 60.000 dei loro contadini, soprattutto donne vecchie. Ma uccisero anche uomini e bambini, e a volte (poiché si pensava che fosse sconveniente bruciarli) imprigionavano i bambini fino a che non erano abbastanza grandi per essere mandati al rogo.

Il fatto che così tante persone siano state giustiziate per una fantasia – e nonostante Prosegui…

Controllo sociale e paura

«Voglio arrivare alla nozione di controllo sociale, Peter. Alla necessità che ogni stato sovrano ha di esercitare un controllo sul comportamento dei propri cittadini, per tenerli tranquilli e renderli ragionevolmente docili. Per farli guidare sulla carreggiata destra della strada – o sulla sinistra, se quello è il caso. Per far sì che paghino le tasse. E naturalmente sappiamo che il controllo sociale lo si gestisce al meglio attraverso la paura

«La paura», disse Evans.

«Esattamente. Per cinquant’anni, le nazioni occidentali hanno tenuto i loro cittadini in uno stato di paura costante. La paura del diverso. La paura della guerra nucleare. La minaccia Prosegui…

Contro le elezioni

Nel suo libro “Contro le elezioni: Perché votare non è più democratico” (2015, Feltrinelli), David van Reybrouck, prende atto – come quasi tutti noi – che non se ne può più di una politica fatta di sondaggi, teatrini televisivi finalizzati agli indici di ascolto, mercanteggiamenti fra partiti, oratoria e slogan populisti, incarichi permanenti e cariche passate di padre in figlio. La crisi delle democrazie occidentali è sempre più una crisi di legittimità, che si esprime in alti tassi di astensionismo, in un voto sempre più volubile, in una sempre minor rappresentatività dei partiti. Una via di uscita, sulla base di alcuni Prosegui…

Se l’oratoria prevale sui contenuti

“Non credi che dalla discussione possano nascere delle idee? Dopo tutto, Socrate guidava gli altri verso il sapere attraverso la discussione e la conversazione”

“Sono due cose un po’ diverse, credo. Io mi servo della conversazione per insegnare, o meglio, ci provo. Ma la discussione è un vizio di questa città. Le lingue lunghe riescono quasi sempre a spuntarla sui più saggi, se questi non sono svelti a parlare. Oggigiorno lo stile è tutto, nell’oratoria; il contenuto non conta nulla. La maggior parte dei sofisti sono degli attori … anzi no, peggio, degli avvocati. E i giovani li pagano per esibirsi, Prosegui…

Buone Feste

Aviva appena finuto di mangiare secunno tutti i comannamenti e si stava susenno dal tavolo, quanno Enzo gli s’avvicinò.

«Dottore, dov’è che se li passa Natale e Capodanno?».

«Perché mi fai ‘sta domanda?».

«La volevo avvertire che se per caso resta a Vigàta, la notti dell’urtimo di l’anno la trattoria è chiusa. Ma se vossia si voli viniri a passari la nuttata a la me casa, mi fa anuri e piaciri».

E stava per raccominzari la gran camurria delle feste! Che lui propio non sopportava cchiù, non per le feste in sé, ma per lo scassamento di cabasisi dei rituali di auguri, rigali, pranzi, cene, Prosegui…

Detroit e Torino: due fabbriche a confronto

Cosa accade realmente all’interno delle fabbriche? Come cambiano le relazioni di lavoro? Cosa pensano manager, operai, sindacalisti? Cosa dà più soddisfazione sul lavoro? Resisterà a lungo il modello italiano di relazioni industriali o diventeremo anche qui sempre più americani? Una bella ricerca sociologica lo racconta, mettendo a confronto due fabbriche appartenenti alla medesima multinazionale, una a Torino e una a Detroit. Con interviste, questionari, osservazione diretta.

E con alcune illuminanti osservazioni sulla partecipazione, sulla lean production, sul kaizen: “I clienti dicono ai fornitori: voglio una riduzione del prezzo ogni anno. La conseguenza di questa richiesta è che i fornitori hanno raggiunto un Prosegui…