Le vie dell’inferno

Quando ad Albuquerque (New Mexico) fu creata una nuova linea ferroviaria cittadina, destinata principalmente ai pendolari, l’inquinamento atmosferico aumentò. Cosa era successo? I pendolari usavano effettivamente la nuova linea cittadina, e lasciavano a casa le automobili. Furono però i loro familiari ad iniziare ad usarle, spesso per compiere quelle commissioni cui prima pensavano i pendolari. Di conseguenza ogni automobile “veniva guidata in media su distanze più brevi, con un motore più freddo e quindi con effetti più inquinanti”. Le politiche pubbliche, spesso animate dalle migliori intenzioni, danno sempre per scontato che il mondo segua una logica causa-effetto, che tutto sia prevedibile, che le persone si comportino come automi. Non è così. (Caso citato in Bioeconomia, di C. Meyer e S. Davis, ed. Olivares, 2003)

Un pensiero su “Le vie dell’inferno”

  1. Penso che comunque già il partire da un buon intento sia una buona cosa.
    Non ci si può fermare per paura dei fallimenti.
    Si dovrà correggere il tiro per quante volte sarà necessario, perché i fenomeni sociali sono complessi e la nostra capacità di comprenderli è limitata.
    Quello che serve è una sufficiente dotazione di umiltà, indispensabile a trasformare un fallimento in un mattone con cui costruire un futuro successo.

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