L’autostima e i cheyenne a cavallo

Vanno di gran moda quei corsi di formazione in cui fichissimi docenti spiegano, illustrano, imitano, esaltano (con canti, balli, abbracci e perfino preghiere) le meraviglie dell’autostima. Se ne esce confortati e ricaricati.

Chi vi partecipa impara quanto sia importante vivere consapevolmente il proprio lavoro, ma anche accettare se stessi. Essere responsabile ma anche autoaffermarsi. Essere integro, ma anche vivere con uno scopo.

Sono corsi che cercano di aiutare il singolo a contrastare la crescente complessità e velocità dell’economia globale. E per farlo non vanno tanto per il sottile: si parte con tre nozioni tre di psicologia spicciola e poi via con l’outdoor training, su per una montagna, al buio, inseguiti dai cheyenne a cavallo. È l’azienda, bellezza.

In questo modo le aziende cercano di plasmare i collaboratori, indicando loro quali sono i comportamenti virtuosi da perseguire. Salvo poi dimenticarsi che il comportamento desiderabile deve essere anche quello che viene premiato, perché è sempre il sistema premiante reale che indica ciò di cui l’organizzazione si interessa, e non ciò di cui sostiene di interessarsi.

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