Le favole aziendali

Le favole, si sa, piacciono perché dallo scontro fra il bene ed il male inevitabilmente finisce col bene che trionfa sul male. Anche le aziende sono spesso oggetto di narrazioni favolistiche, con alcune differenze: bene e male cambiano a seconda dei tempi e di chi racconta la storia.

In passato le aziende sono state descritte come “un’industria spietata che dà da vivere agli operai spremendoli fino alla morte” (Upton Sinclair, La giungla, 1906), luoghi dove regnano alienazione, sfruttamento, mobbing. Ancora oggi le aziende sono spesso raccontate come luoghi “oscuri”, popolate da sfruttatori e sfruttati, pervase da cinismo e ingiustizia. Sono narrazioni che prendono la parte dei dipendenti, ovvero gli “sfruttati”, contro gli imprenditori, ovvero gli ”sfruttatori”.

A questa narrazione si contrappone quella dalla parte degli imprenditori, descritti come leader eroici che conducono folle di seguaci (“i collaboratori”) verso il benessere organizzativo, la realizzazione individuale e la felicità sul lavoro. Le aziende sono presentate come pervase da empatia, comunicazione, spirito di squadra, visione strategica. Alcune sono luoghi dove gli addetti alle pulizie sono chiamati «Persone che riordinano le cose».

Entrambi i tipi di narrazione esprimono posizioni che non riescono a vedere con il necessario realismo l’inevitabile ambivalenza del contesto aziendale, le mille forze in campo che si confrontano, le molteplici dinamiche carsiche e sotterranee.

In azienda convivono persone e gruppi che danno vita quotidianamente a combinazioni sempre mutevoli di bene e male, speranza e rassegnazione, altruismo e crudeltà. Vi convivono persone e gruppi che non hanno mai il controllo completo della propria situazione ma nemmeno lo perdono del tutto; che provano emozioni sempre nuove e diverse; che vedono e raccontano i fatti col filtro delle propria cultura e dei propri valori.

Per narrare la favola aziendale occorrerebbe essere puri come i bambini, che imparano di giorno in giorno da Pinocchio o da I vestiti nuovi dell’imperatore che ambiguità, caos e ambivalenza sono le basi della vita. Bambini che non cercano facili scorciatoie semplicistiche e consolatorie, e quando serve sanno dire “il re è nudo”.

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