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Presentazione

"Consigliati, delle cose che tu dèi fare, con molti; quello che di poi vuoi fare conferisci con pochi."
Nicolò Machiavelli - Dell'arte della guerra - Libro settimo

Nelle organizzazioni (aziende, enti pubblici, non profit, associazioni di rappresentanza) si prendono decisioni e non-decisioni, tutti i giorni, in ogni istante. Chi decide sa che vi sono decisioni che bisogna prendere, ed altre che vuole prendere. Chi deve prendere decisioni può"conferire con molti": può coinvolgere capi, colleghi, a volte subordinati. Può rivolgersi a Centri di Ricerca e Formazione, società di consulenza, Università, Business School. Quando deve decidere sulle cose che "dèi fare", si accorge che le opinioni circolano, le tecniche si trasmettono, le voci circolano

Chi deve prendere decisioni trova spesso comode soluzioni, acquistabili tanto nelle boutique che nei supermarket della consulenza o delle scuole di management: "total quality management", "reengineering", "just in time", "circoli della qualità". Sono tutte soluzioni pronte all'uso, non ambigue, a volte esclusive, altre volte offerte in liquidazione in attesa della nuova parola d’ordine.

Quello che non viene detto nelle boutique e nei supermarket è che di ogni slogan è vero anche il contrario, e che ad ogni parola d'ordine occorre far convivere anche l'opposto: coinvolgimento e gerarchia, libertà e controllo, comunicazione e segretezza, sincerità e inganno. Chi vuole prendere decisioni conosce l'ambiguità insita nell'agire organizzativo, e sa che pochi possono essere "degni di conferimento".

Queste pagine contengono informazioni - pubbliche - su temi sui quali si deve decidere e conferimenti - riservati - sui temi sui quali si vuole decidere. Si parla di organizzazione, management, gestione delle persone, comunicazione, qualità. In forma pubblica e riservata. Per principi e consiglieri. Per tempi di pace e per tempi di guerra.

L'organizzazione è una soluzione ma anche una malattia.

Assistiamo - da sempre - ad uno strano fenomeno: le organizzazioni dichiarano di agire per il proprio successo e, contemporaneamente, lavorano per la propria rovina. Consapevolmente. Scientificamente, si direbbe. Come spiegare altrimenti il comportamento di chi dichiara di voler perseguire "leadership", "motivazione", "qualità", "cultura", "eccellenza" e al tempo stesso rifiuta di delegare, non prende in considerazione altre idee diverse dalla propria, non trasmette informazioni, non si fida dei collaboratori, non collabora coi superiori? Questo accade tutti i giorni, in tutti i momenti, in ogni organizzazione. Ed è un comportamento diffuso a tutti i livelli.

L'organizzazione è un luogo di contraddizioni e di incertezze. È questa la natura dell'agire organizzativo: l'organizzazione è un luogo di dilemmi, e con questi non possiamo far altro che convivere. La gestione dei collaboratori, la scelta degli assetti strutturali, la definizione dei programmi e delle modalità di controllo: sono solo alcuni dei tipici dilemmi organizzativi per i quali non esistono opzioni in assoluto migliori di altre. Possiamo solo imparare a conviverci. Altra cosa sono i problemi organizzativi: questi possono essere risolti, in quanto errori, difetti, incoerenze strutturali.

Quando ci troviamo di fronte ai problemi organizzativi siamo nell'area in cui "si conferisce con molti". Ma di fronte ai dilemmi organizzativi ci troviamo nell'area in cui "si conferisce con pochi", a volte solo con se stessi. Non vi sono slogan, parole d'ordine, pacchetti pronti all'uso.

I dilemmi organizzativi ci portano a parlare di organizzazione come di un fenomeno iatrogeno, un disturbo indotto dall'esistenza stessa dell'organizzazione e di chi la gestisce. L'organizzazione ci aiuta ma ha anche effetti contrari e negativi, sempre.

È una soluzione ma anche una malattia.