Connectography

Parag Khanna sostiene che l’importanza di uno stato non sta nella sua collocazione geografica o nella numerosità della sua popolazione, ma nella sua connessione con i flussi di capitali, intelligenze, dati. In questo senso Olanda o Singapore contano più di Argentina, Indonesia o Messico. All’interno degli stati poi sono alcune aree geografiche che emergono proprio in base al loro grado di connettività: Silicon Valley e la Pianura Padana sono fondamentali per lo sviluppo di Stati Uniti e Italia.

Sempre più nascono grandi aggregazioni urbane fra città una volta separate: La Taiheiyo Belt in Giappone (ovvero l’enclave formata da Tokyo, Nagoya e Osaka) comprende i due terzi della popolazione del paese. I distretti di Città del Messico, San Paolo, Manila, Mumbai sono più popolosi della maggior parte degli stati del mondo. In Cina una ventina di megacity cluster da un centinaio di milioni di persone ciascuno costituiranno l’ossatura economica del paese nei prossimi decenni. Si stima che entro il 2030 più del 70 per cento della popolazione del mondo vivrà in città che per la maggior parte non distano più di ottanta chilometri dal mare. Possiamo dire che le nazioni sono le periferie delle grandi città.

Se la connettività conta più di tutto il resto, allora è normale che le grandi città già oggi sostituiscano gli stati come centri decisionali, aprano delegazioni all’estero, stabiliscano relazioni bilaterali con città straniere, e loro sindaci contino più di Presidenti e ministri. Le grandi città richiedono infrastrutture, fisiche e digitali, stabilità politica, aree di espansione, fonti di energia. E il futuro sarà sempre più caratterizzato da identità urbane e non nazionali, da circuiti basati su carte di credito comuni e non da cittadinanze formali.

Fonte: Connectography: Le mappe del futuro ordine mondiale, di Parag Khanna, Fazi Editore.

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