Racconti di Natale

Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette-e-mezzo e ti vitti (ti ho visto: un giuoco che non consente la minima distrazione), sono andati alla messa di mezzanotte; hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo. Qualcuno afferma di avere studiato, dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno: ma è menzogna evidente. In complesso, tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: “La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù”.

Tre ragazzi non hanno però parlato della messa notturna, hanno scritto, senza consapevole amarezza, amarissime cose. “Nel giorno di Natale ho giuocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che mi restavano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa”: il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema, ha poi avuto le sei caramelle e la gazosa: e già aveva comprato i quaderni e la penna – ha fatto buon Natale. Ma il suo Natale io lo avrei voluto diverso, più spensierato. Ed ecco, ancora più triste, il Natale di un altro ragazzo: “Io il giorno di Natale ho giuocato con i miei cugini e i miei compagni. Avevo vinto duecento lire e quando sono ritornato a casa mio padre me le ha prese e se ne è andato a divertirsi lui”.

“La mattina del Santo Natale – scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto.” La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato asciugato e vestito, è uscito con suo padre “per fare la spesa”. Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone. “E così ho passato il Santo Natale.”

(Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, 1956)

 

 

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