L’innovatore pigro

La retorica manageriale fa continuamente ricorso al termine “innovazione” come formula magica cui ogni manager deve ispirarsi per stare al passo coi tempi. Ma l’innovazione è faticosa: servono tempo, studio, capacità, impegno, intuito: insomma tanto, tanto lavoro. È per questo che sono nati alcuni strumenti ad uso dei manager pigri, che consentono loro di fregiarsi del titolo di innovatori, ma senza impegnarsi troppo. I tre strumenti sono: 1) la strategia basata sui punti di forza; 2) il benchmarking; 3) le mode manageriali.

La strategia basata sui punti di forza sostiene che lo sviluppo dell’azienda deve basarsi su quello che già l’azienda sa fare meglio. Il manager pigro propone quindi come innovazione la riproposizione di formule che già hanno funzionato in passato, sperando che nuovi contesti e nuovi mercati accettino soluzioni vecchie che hanno funzionato appunto in altri contesti ed in altri mercati. Insomma, una giustificazione scientifica per fare poca fatica.

Allo stesso modo il benchmarking spinge i manager a cercare i processi più ovvi e di successo per imitarli e trasportarli all’interno della propria organizzazione. Dato che l’impatto di un processo realizzato da altri può essere potenzialmente devastante, ci si limita normalmente a focalizzarsi sui processi più immediatamente visibili, con interventi superficiali che finiscono inevitabilmente per concentrarsi sui fattori meno importanti. Anche in questo caso una formula accattivante consente al manager pigro di fare bella figura con poco sforzo.

Le mode manageriali infine rappresentano la soluzione ideale quando non si hanno idee di alcun tipo. “Così fan tutti” è da sempre un ottimo rimedio contro l’accusa di immobilismo, e consente ai manager, in caso di fallimento, di evitare l’accusa di aver fatto un salto nel buio o una scommessa azzardata. Le mode manageriali sono disponibili in appositi negozi aperti presso le più prestigiose Business School e le più rinomate società di consulenza, in cataloghi esclusivi in lingua inglese e a disposizione di pochi eletti, ovvero di chiunque sia disposto a pagare il prezzo dell’ultima pozione magica per il successo garantito.

Questi tre strumenti rappresentano comode scorciatoie per il manager che vuole fregiarsi al tempo stesso del titolo di innovatore senza tuttavia dover sostenere la fatica della ricerca, dello studio, della sperimentazione, del disagio dell’esplorazione di territori sconosciuti. La figura dell’innovatore pigro rappresenta un apparente paradosso, se non un vero e proprio ossimoro, perché la pigrizia mal si concilia con l’immagine (stereotipata anch’essa) dell’innovatore, dipinto come un individuo perennemente in movimento, alla continua ricerca di contatti, idee, soluzioni, stimoli. Ma è un paradosso ormai tacitamente legittimato, un ossimoro non considerato più come tale, bensì una linea di comportamento socialmente accettata come ragionevole e di buon senso.

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