Organizzare l’innovazione tecnologica

Quando si parla di innovazione, siamo portati a pensare che le invenzioni tecnologiche avvengano dietro sollecitazioni esplicite e specifiche: c’è un bisogno, si studia come soddisfarlo e quindi si inventa qualcosa di nuovo. In realtà molte nuove idee nascono dalla voglia di divertirsi e di giocare con le macchine. Inventato il marchingegno, poi si cercano le applicazioni. In altri casi invece certi apparecchi, inventati per scopi specifici, sono poi stati utilizzati in modo completamente diverso.

Prendiamo la vicenda del fonografo. Dopo averne costruito un prototipo, nel 1887 Edison scrisse un articolo in cui proponeva la sua invenzione per molteplici usi. In particolare la consigliava per registrare le ultime volontà dei moribondi, o libri da far ascoltare ai ciechi. Oppure per insegnare a scrivere sotto dettatura, o annunciare l’ora esatta. Le sue proposte caddero nel vuoto, ed Edison si convinse pian piano di aver inventato una cosa che non serviva a nulla. Anche il tentativo di vendere i fonografi come dittafoni per ufficio fu un fiasco. Solo a malincuore ammise, dopo anni, che la sua invenzione serviva soprattutto ad ascoltare musica, un uso a cui lui – l’inventore dell’apparecchio – non aveva pensato.

I primi prototipi di tutte le macchine di successo sono sempre pieni di difetti: lenti, pesanti, fragili, imprecisi. Non si saprà mai prima se quel marchingegno potrà diventare qualcosa di utile. Può anche succedere che una macchina serva per uno scopo completamente diverso da quello per cui era stata concepita. Quando si parla di innovazione tecnologica, la domanda è: esiste in azienda chi ha tempo, risorse e spazio organizzativo per inventare, sperimentare, guardarsi intorno, fallire e riprovare?

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