Business Networking

Da tempo le associazioni imprenditoriali vivono una duplice crisi: di rappresentanza e di servizio. Sul versante della rappresentanza, le associazioni vedono il loro ruolo eroso sia da politiche nazionali volte a scavalcare i corpi intermedi, sia da evoluzioni economiche e sociali che hanno messo in crisi i loro tradizionali pilastri identitari.

Le sigle storiche in Italia si differenziano a seconda del settore merceologico (servizi, commercio, manifattura, agricoltura), della dimensione d’impresa (grande, media o piccola), dell’orientamento ideologico (cattolico, social-comunista, laico-repubblicano), della forma giuridica (impresa di capitali, cooperativa). Oggi quando un’impresa sceglie a quale sigla associarsi sempre meno ragiona in termini di settore o Prosegui…

Seppelliamo gli archivi

“Bill Gates ha acquistato l’archivio Bettmann – la più prestigiosa collezione di fotografie storiche negli Stati Uniti – per poterlo seppellire. Nel 2001 ha infatti affittato diciannove camion per trasferirlo dalle afose estati di New York a una fresca grotta calcarea a 70 metri di profondità nel cuore della Pennsylvania. Qui, apparecchi grandi come armadi regolano il tasso di umidità, e uomini della sicurezza perlustrano strade ben illuminate scavate nella roccia. Il deposito, gestito dall’azienda specializzata Iron Mountain, è moderno in ogni suo aspetto; ma se vi spingete abbastanza in profondità vi ritroverete in un vicolo cieco dove un buco nel muro rivela un lago Prosegui…

Prigionieri del titolo di studio

“L’uomo è per sua natura inquieto. Quando viene lasciato per troppo tempo nello stesso posto si annoia e diventa inevitabilmente improduttivo e demotivato. La cura, ne ero assolutamente convinto, consisteva nell’incoraggiare i manager a scambiarsi le mansioni“.

“Una persona che lavorava all’ufficio contabilità, per esempio, poteva cambiare il proprio posto con una addetta alle vendite. Pianificammo così gli avvicendamenti con circa un anno di anticipo, per dare a ciascuno il tempo d’imparare il mestiere dell’altro e rendere agevole il passaggio delle consegne. Ma, come per gli altri programmi realizzati alla Semco, volevamo che fossero i dipendenti a prendere l’iniziativa. Non dovevamo Prosegui…

Tre storie vere

  • Una delle maggiori aziende elettroniche ha realizzato due programmi interni: (1) un programma di controllo casuale dei dipendenti per individuare i drogati; e contemporaneamente (2) un programma di “Valorizzazione della dignità personale”.
  • Un’azienda ha acquistato computer portatili per i dipendenti che lavorano viaggiando. Temendo che i portatili potessero essere rubati, i dirigenti hanno pensato una furbata: li hanno fatti inchiodare alle scrivanie.
  • Un’azienda aveva deciso che, invece di aumenti, a fine d’anno avrebbe assegnato gratifiche se fossero stati realizzati almeno cinque obiettivi sui sette da essa indicati. A fine anno gli impiegati vennero informati che soltanto quattro obiettivi erano stati raggiunti, perciò niente gratifiche. Uno
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Per la rivoluzione digitale non basta l’alfabetizzazione informatica

La rivoluzione digitale travolge non solo le imprese, ma la vita stessa delle persone, ovvero la loro vita privata e sociale, e riconfigura lo spazio materiale nella dimensione virtuale. Per Luciano Floridi si tratta di un passaggio cognitivo paragonabile a quanto avvenne prima con la rivoluzione copernicana (quando la terra non fu più al centro dell’universo), poi con quella darwiniana (quando l’uomo non fu più al centro della terra) e infine freudiana (quando l’inconscio spazzò via il paradigma dell’uomo razionale).

In questo ambiente cognitivo – definito infosfera – le conoscenze non sono solamente memorizzate o comunicate attraverso la mediazione digitale, ma quest’ultima agisce e interagisce Prosegui…

Lavoro e macchine nell’epoca digitale

È difficile rassegnarsi alla scomparsa del lavoro così come impostato nel secolo scorso: stabile, remunerato in modo adeguato, tutelato. È difficile anche perché non è chiara la nuova impostazione: sappiamo che il vecchio non funziona più ma anche che il nuovo non funziona ancora.

Il lavoro cambia anche sotto i colpi della rivoluzione digitale, un fenomeno ancora in corso, che nessuno ha ancora capito dove ci porterà. I “fondamentalisti digitali” ne esaltano il potenziale di creazione di valore economico e di democratizzazione delle relazioni sociali. A loro si contrappongono gli “oscurantisti digitali”, che sottolineano le destabilizzazioni in corso nelle nostre economie Prosegui…

I costi insostenibili del controllo

In molte organizzazioni si dà per scontato che i collaboratori non possano essere lasciati liberi di decidere cosa fare. È quindi normale pensare che vadano controllati. A tal scopo si usano vari metodi: stretta supervisione gerarchica, procedure formalizzate, mansionari che definiscono dettagliatamente le attività da svolgere. E poi verifiche, controlli, ispezioni. Questa mancanza di spazi decisionali viene normalmente invocata nel caso di collaboratori inesperti, alle prese con attività nuove. È una ragione valida, a volte inevitabile.

La cosa sorprendente è la presenza di uno stretto controllo gerarchico e procedurale anche nel caso di lavoratori esperti. Certamente esistono attività potenzialmente molto pericolose o delicate, Prosegui…

Contro l’invasione burocratica

Fino al 1800 era normale per le persone lavorare a casa. Al massimo si spostavano per periodi limitati, per lavori stagionali (specie in agricoltura) o temporanei (es. la costruzione di un edificio). A volte erano spostamenti spontanei, come nel caso degli artigiani o dei mercanti. Altre volte forzati: era il caso degli schiavi o dei servi della gleba.

È la rivoluzione industriale che ha creato edifici di lavoro permanenti: fabbriche e uffici. La presenza regolare e massiccia di persone nel medesimo luogo di lavoro determinò esigenze di direzione, coordinamento e controllo fino ad allora sconosciute per dimensione e complessità. La risposta a tali Prosegui…

Racconti di Natale

Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette-e-mezzo e ti vitti (ti ho visto: un giuoco che non consente la minima distrazione), sono andati alla messa di mezzanotte; hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo. Qualcuno afferma di avere studiato, dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno: ma è menzogna evidente. In complesso, tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: “La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di Prosegui…

Lavori senza senso (Bullshit Jobs, di David Graeber)

“Ampi strati della popolazione passano l’intera vita lavorativa a svolgere compiti che in cuor loro ritengono non andrebbero affatto svolti. È come se qualcuno ci costringesse a svolgere compiti privi di scopo soltanto per tenerci tutti occupati. Il danno morale e spirituale che deriva da questa situazione è grave. È una cicatrice che segna la nostra anima collettiva, anche se praticamente nessuno ne parla”.

“Come è possibile anche solo provare a parlare di dignità nel lavoro se si ha l’intima convinzione che la propria occupazione non dovrebbe esistere? Per lavoro senza senso si intende un’occupazione retribuita che è così totalmente inutile, superflua o dannosa che Prosegui…