Eletti e funzionari nelle associazioni

La forza di un’associazione di rappresentanza è strettamente legata alla presenza di apparati professionalizzati. Non è possibile infatti che un’associazione si regga solo sul contributo volontario degli iscritti. Tuttavia, per la ben nota “legge ferrea dell’oligarchia”, la presenza di un corpo stabile di funzionari rischia di portare l’associazione su strade non sempre coerenti con gli interessi degli associati, ma sicuramente funzionali agli interessi degli apparati. In tal modo il principale obiettivo di un’associazione diventa la sua stessa sopravvivenza, anche a costo di stravolgere gli obiettivi per cui era nata. I modelli di rappresentanza prevalenti in Italia sono sostanzialmente due. Il primo, più diffuso, è quello della rappresentanza diretta, in cui vi è una netta distinzione fra dirigenti eletti e funzionari di professione. In questo modello a capo di tutte le strutture vi sono associati eletti, con una burocrazia professionalizzata assunta. È un modello che si scontra costantemente con la difficile definizione dei confini di azione fra i rispettivi campi, anche a causa dell’incompetenza degli organi eletti. Il secondo modello, quello della rappresentanza mediata, si basa su dirigenti di professione eletti, e prevede che a capo di tutte le strutture vi siano dei professionisti. In questo modello forte è il fenomeno dello scollamento fra dirigenti di professione e associati. Oggi tutte le associazioni che avevano adottato il modello della rappresentanza mediata sono passate al modello di rappresentanza diretta, anche se spesso solo in modo solamente formale. Siamo ancora lontani dal modello diretto “puro”, che prevede che il ruolo degli eletti sia quello di definire obiettivi, fissare vincoli, affermare i valori. E quello dei funzionari di elaborare proposte, attuare obiettivi, rispettare i vincoli e i valori.

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