Il dirigente fallito

Ha abbandonato l’azienda, ormai condannata alla chiusura: le sue dimissioni sono irrevocabili. Non dobbiamo preoccuparci per suo futuro: è già in pensione da alcuni anni. È sempre stato considerato il leader indiscusso, di gran lunga migliore di ogni altro dirigente, e la sua retribuzione è sempre stata altrettanto indiscutibilmente e coerentemente superiore a quella di chiunque altro. Il suo stile di gestione era alquanto singolare: assegnava obiettivi vaghi e impossibili da raggiungere, in modo da poter poi dare valutazioni negative davanti al fallimento. Le sue critiche erano sempre personali, mai oggettive. Non si preoccupava delle esigenze dei singoli, ma che obbedissero ai suoi ordini. Quando incontrava i diretti collaboratori non si trattava di riunioni, ma di chiamate a rapporto, rampogne, prediche, adunate. Come spiegare il successo dell’azienda da lui diretta per anni e anni? E come spiegare il rapido declino che l’ha portata al fallimento? Scriveva Publilius Syrus che “chiunque può reggere il timone quando il mare è calmo”. Lui era un chiunque.

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