Ai tempi del Negus

“Il palazzo ospitava una società mediocre, un’accozzaglia di mezze calze che, nei momenti di crisi, perdeva regolarmente la testa preoccupandosi soltanto di salvare la pelle. In momenti come questi la mediocrità è pericolosa: sentendosi minacciata, diventa spietata”. “Più le fondamenta dell’impero si sgretolavano, più i favoriti si attaccavano alla cassa. Arraffare era un merito e non arraffare era un disonore, un segno di inerzia, di inettitudine, di patetica e penosa impotenza”.

“Il Negus non sceglieva mai i suoi collaboratori in base alle capacità, ma sempre e soltanto in base al principio del lealismo …. Non ricordo un solo caso in cui abbia destituito e sbattuto fuori qualcuno per motivi di corruzione. Purché fosse leale, poteva essere corrotto quanto voleva”.

“A palazzo si erano formate tre fazioni. La prima, quella dei Carcerieri, era una cricca accanita e feroce, che auspicava il ristabilimento dell’ordine mediante arresti, botte e impiccagioni. La seconda fazione, i cosiddetti Parlatori, era una consorteria di liberali: gente debole e incline al filosofare, secondo la quale bisognava sedersi attorno a un tavolo insieme ai ribelli, discutere, ascoltare le loro idee e modificare al meglio l’impero. La terza fazione, secondo me la più numerosa, era quella dei Galleggianti. Costoro non avevano alcuna idea: pensavano semplicemente di lasciarsi trasportare, come tappi di sughero sull’onda degli eventi, finché le cose non si fossero appianate, contando che prima o poi la marea li avrebbe condotti in un porto sicuro”.

(Ryszard Kapuściński: Il Negus: Splendori e miserie di un autocrate)

 

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