Il manipolatore

Il manipolatore ha un obiettivo chiaro: far fare ad un’altra persona esattamente ciò che lui vuole, senza usare autorità, denaro o coercizione. Il manipolatore non comunica all’altra persona quali sono i suoi veri obiettivi, e si muove in due fasi. Inizialmente cerca di sviluppare un buon rapporto con l’altro, per cui l’altro comincia ad apprezzarlo; nel secondo stadio il manipolatore usa il rapporto personale come arma di scambio. Il suo sforzo è teso a creare dissonanza: prima fa in modo che l’altra persona provi per lui dei sentimenti di affetto e lealtà, e poi domanda a questa di cambiare le sue convinzioni più profonde; così fa nascere uno squilibrio. Per l’altro, apprezzare il manipolatore e conservare le sue convinzioni contrarie vuol dire trovarsi in uno stato di dissonanza; così egli deve scegliere fra le sue convinzioni ed i suoi sentimenti verso il manipolatore. Il manipolatore abile farà cambiare alla sua vittima le sue convinzioni. Se non ci riesce il fallimento può essere esplosivo, e c’è la possibilità che l’altro passi dall’amore all’odio. Naturalmente l’azione del manipolatore può essere svolta sia nei confronti dei subordinati che nei confronti del superiore. Il manipolatore sfrutta le esigenze che le persone hanno di approvazione, appoggio, riconoscimento, partecipazione. Si muove gradualmente, senza fretta.


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