Come la Fonderia Fratelli Cazzaniga & Figli Srl imparò a misurare ciò che aveva sempre saputo.
(Cronache della Fonderia Fratelli Cazzaniga & Figli Srl — Travagliato – BS).
Fu Marcello – trentotto anni, un MBA ed una forte tensione al miglioramento continuo – a portare in azienda il consulente. Si chiamava Edoardo Cereti, con una presentazione intitolata “Dalla Visione alla Performance: Obiettivi e KPI per l’Impresa del Terzo Millennio“. Arrivò un martedì mattina, mentre Antelmo Cazzaniga (settantaquattro anni, socio anziano) discuteva col capo forno della temperatura del forno tre, discussione che si teneva ogni martedì mattina da sedici anni.
Cereti aprì la presentazione. Prima diapositiva: “Ciò che non si misura, non si gestisce.” Piero, sessantun anni, fonditore storico, disse, sottovoce ma non troppo: «Io gestisco il forno tre da vent’anni senza misurare niente. Lo sento dall’odore.»
Gli indicatori presentati da Cereti erano quarantasei. Andavano dalla percentuale di scarto per colata all’indice di rotazione del magazzino, fino a una voce denominata “tasso di coinvolgimento del personale operativo“, rilevato tramite questionario trimestrale.
«Come si compila?» chiese Cosetta dall’amministrazione, che teneva i conti su un foglio Excel del 2003.
«Online, con accesso individuale e password personale.»
Cosetta annuì: «Il gestionale nostro è del 2003. Non parla con nessuno.»
Adelmo (settantun anni, socio giovane) aveva ascoltato in silenzio fino all’obiettivo strategico – “Diventare un’organizzazione resiliente e orientata all’innovazione continua entro il 2027” – dopodiché disse: «Noi fondiamo ghisa da sessantadue anni. Mio padre fondeva ghisa con una guerra in corso. Cosa vuol dire resiliente?»
«Capace di adattarsi agli shock esterni,» spiegò Cereti.
«Come nel ’99, quando il tetto del capannone B crollò e abbiamo finito la commessa con i teloni della Protezione Civile?»
«Esattamente quello»
«Allora lo sappiamo già.»
Due giorni dopo Marcello fece montare all’ingresso il cruscotto digitale, ovvero uno schermo da cinquantasei pollici con 46 indicatori in tempo reale. Nessuno inserì dati per un paio di settimane. Un lunedì alla voce “percentuale scarto per colata” qualcuno inserì “poca”. Comparve la scritta “Error” che rimase lì per altre due settimane. Poi il monitor si spense, da solo.
Cereti tornò a marzo. Il responsabile della finitura gli disse che era preoccupato perché il suo “tasso di rilavorazione” superava il benchmark previsto dai KPI, e questo perché da tre mesi stavano lavorando una nuova ghisa sferoidale per un cliente aeronautico che «non perdona un millesimo, mentre il benchmark che lei ci ha dato è quello della ghisa ordinaria”.
Poi andò con Adelmo davanti al monitor spento: «Gli indicatori non vengono alimentati», disse.
«Non abbiamo tempo,» rispose Adelmo.
«Ma senza dati non si misura la performance.»
Adelmo indicò un foglio A4 attaccato con il nastro adesivo alla parete: tre colonne — bene, male, così così — aggiornate ogni mattina alle sei e trenta.
Passò Piero, si fermò davanti allo schermo spento, lo guardò a lungo e disse: «Il forno tre sta per avere un problema».
Cereti gli indicò la spia: è verde.
Piero: «Lo so già. Lo sento.»
Cereti: «Abbiamo installato tre sensori che monitorano tutto in tempo reale, stia tranquillo».
Dopo dieci minuti, la spia divenne rossa.

