“Le feste sono sempre istituti diretti a rappresentare e ribadire ritualmente la discrezione del tempo. Sono tempo celebrato e spettacolarizzato. Da qui la loro connessione indissociabile con i cicli vegetali.
È quindi naturale che i rituali più importanti dell’anno si incontrino in un periodo che va dal mese di novembre, che precede il solstizio d’inverno, al mese di marzo in cui cade l’equinozio di primavera (21 marzo). È infatti da novembre a marzo che si assiste al morire e rinascere della natura, dunque del tempo.
I bambini debbono simbolicamente morire per passare alla condizione di adulti. In questo modo essi vengono a occupare un punto mediano tra i vivi e i morti. Non dimentichiamo che nelle società tradizionali portano i nomi degli antenati. Sono il segno, dunque il seme, della continuità. Non diversamente dai semi, grazie a essi la morte si converte in vita: ì morti possono ritornare a vivere. Se infatti i bambini sono i morti, i morti sono i bambini.
Natale fu per molti secoli e fino a un’epoca recente, l’occasione di festeggiamenti familiari. L’albero di Natale appare come una soluzione sincretica, che concentra cioè in un solo oggetto esigenze fino ad allora presenti ma separate: albero magico, fuoco, luce durevole, verde persistente.
È Indubbio che i riti e i miti d’iniziazione hanno, nelle società umane, una funzione pratica: aiutano gli adulti a mantenere i loro discendenti nell’ordine e nell’obbedienza. Nel corso dell’anno noi invochiamo la visita di Babbo Natale per ricordare ai nostri bambini che la sua generosità sarà proporzionale alla loro bontà.
Nella misura in cui i riti e le credenze legati a Babbo Natale dipendono da una sociologia iniziatica (e su questo non ci sono dubbi), mettono in evidenza, dietro la contrapposizione tra bambini e adulti, una contrapposizione più profonda tra morti e vivi.
La credenza che manteniamo nei nostri bambini, secondo cui i loro giocattoli provengono dall’aldilà, procura un alibi all’impulso segreto che ci incita, in realtà, a offrirli all’aldilà sotto il pretesto di donarli ai bambini. Per questo motivo, i regali natalizi rimangono un sacrificio autentico alla dolcezza di vivere, la quale consiste innanzi tutto nel non morire”.
Tratto da: Claude Levi-Strauss – Babbo Natale Giustiziato (1952)

