Occhio alla burocrazia

È possibile sconfiggere la burocrazia? Forse sì. Già l’imperatore Adriano conosceva il problema: “Il mio fine era semplicemente di diminuire quella massa di contraddizioni e di abusi che finiscono per far della procedura una boscaglia dove gli onesti non osano avventurarsi e dove prosperano i furfanti”. Adriano aveva di fronte un problema enorme, come alcuni secoli dopo Michel Crozier descrisse lucidamente: “La caratteristica essenziale delle organizzazioni burocratiche è che le difficoltà, i cattivi risultati e le frustrazioni che ne derivano finiscono per rafforzare il clima di impersonalità e di centralizzazione che è all’origine delle disfunzioni. L’organizzazione burocratica è un sistema organizzativo incapace di correggersi in funzione dei propri errori e le cui disfunzioni sono diventate uno degli elementi essenziali del suo equilibrio”. Secondo Crozier il cambiamento dell’organizzazione burocratica può avvenire soltanto in modo traumatico, attraverso una crisi esterna di legittimazione che rimetta in discussione gli equilibri interni che si sono strutturati intorno ai circoli viziosi e all’interdipendenza dei privilegi. L’imperatore Adriano trovò il “modo traumatico” per mandare in crisi la burocrazia: “Avevo un segretario, personaggio mediocre, in verità, che tenevo al mio servizio perché conosceva a fondo il protocollo della cancelleria, ma che m’irritava per la sua sufficienza arcigna e testarda, il suo sdegno per le innovazioni, la mania di cavillare senza fine su minuzie superflue. Un giorno, quell’imbecille m’irritò più del solito; levai la mano per colpirlo; disgraziatamente, brandivo uno stilo, che gli accecò l’occhio destro” (estratti da: M. Yourcenar, Memorie di Adriano, ed. or.1951; M. Crozier, Il fenomeno burocratico, ed. or. 1963).

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