Investire sulla fiducia

La fiducia è una cosa seria” era lo slogan che per anni ha accompagnato la promozione di una nota azienda casearia. A volte sembra che ciò che è importante per un formaggino non lo sia altrettanto all’interno di certe aziende, che non fanno nulla per alimentare il livello di fiducia al proprio interno.

Se si guarda la fitta rete degli scambi sociali che ogni giorno, ogni istante, caratterizza il lavoro delle persone in una qualsiasi azienda, è inevitabile notare come la qualità di questi scambi dipenda in modo fondamentale dal grado di fiducia che intercorre tra le persone. Se mi fido Prosegui…

È il potere ciò che blocca il cambiamento

La forza di un’azienda coincide con la qualità dell’organizzazione e delle persone che la costituiscono. La qualità dell’organizzazione è data dalla sua cultura, dal livello di professionalità della squadra, dalla flessibilità organizzativa. Si tratta di una qualità che non è eterna, ma richiede continui adeguamenti. Ogni intervento organizzativo, anche se parziale, per essere efficace richiede un approccio integrato e coerente con il sistema complessivo, che passa attraverso mutamenti di abitudini consolidate.

Si tratta di un vero e proprio riorientamento culturale, con le inevitabili implicazioni di sforzo, di tempo e, soprattutto, di ridefinizione dei rapporti di potere all’interno dell’organizzazione. E sono Prosegui…

Affinare le coscienze

A differenza dell’animale, nessun istinto dice all’uomo quale sia il suo bisogno. E nessuna tradizione oggi, a differenza che nel passato, gli dice quale sia il suo dovere. Così spesso egli non sa cosa vuole. In occidente il conformismo lo spinge ad avere quello che anche gli altri hanno. In oriente il totalitarismo lo spinge a fare quello che gli altri vogliono.

Ma la scomparsa delle tradizioni riguarda soltanto i valori, non il senso. Mentre i valori sono universali, il senso è qualcosa di unico e specifico. Esso varia non solo da persona a persona, ma anche da situazione a situazione. E Prosegui…

La governance cooperativa

Quando possiamo dire che, in una cooperativa siamo in presenza di una corretta corporate governance? Col termine “corporate governance” intendiamo l’attività di governo dell’impresa svolta, direttamente o indirettamente, dai «proprietari» delle stesse. Per le cooperative questo significa riuscire a mettere in piedi un insieme di strutture e meccanismi attraverso i quali i «soci-proprietari» esercitano, direttamente o indirettamente, i loro diritti e doveri di governo dell’impresa.

Tali meccanismi sono gli statuti ed i regolamenti, i criteri di scelta dei gruppi dirigenti, il sistema dei controlli interni ed esterni. Ma questi da soli non bastano. Occorre vi sia anche Prosegui…

Il governo delle cooperative di consumo

Le cooperative di consumo italiane sono molto diverse fra loro. Alcune sono rimaste sostanzialmente piccole, e continuano ad operare a livello locale. Altre invece sono diventate col tempo imprese molto grandi. Queste grandi cooperative hanno scelto di: a) operare all’interno di business ad elevata complessità; b) darsi un’ampia varietà di obiettivi (non solo di distribuzione, ma anche immobiliari, tecnologici, commerciali); c) operare su tutto il territorio nazionale; d) avere grandi basi sociali (definendo soglie di accesso molto basse e associando chiunque ne faccia domanda).

Queste scelte incidono necessariamente sui meccanismi di governo della cooperativa, che devono tener conto dei cambiamenti intercorsi Prosegui…

Imparare a disimparare

Quasi 50 anni fa Alvin Toffler prevedeva che “gli analfabeti del ventunesimo secolo non saranno coloro che non sapranno leggere o scrivere, ma quelli che non sapranno imparare, disimparare e reimparare” (Alvin Toffler, Future Shock, 1970). Ancora oggi questo ragionamento risulta particolarmente ostico, specie per chi lavora nel settore manifatturiero, dove il sapere non si improvvisa, ma si accumula nel tempo. Eppure anche nel settore manifatturiero accadono svolte tecnologiche e dinamiche di mercato che riducono in brevissimo tempo il valore di questo sapere diffuso. E a nulla serve perfezionare e reiterare un sapere ormai obsoleto.

Non sempre quindi l’esperienza è la migliore Prosegui…

Per capire devi cambiare

Dice Edgar Schein: “Ho imparato, negli ultimi quaranta anni, che i migliori dati su quello che succede nel mondo reale arrivano dall’esperienza stessa che se ne fa. Ho imparato di più sulle organizzazioni e sulle loro culture dalle concrete esperienze come membro e consulente delle organizzazioni. Il fornire consulenza ad un’organizzazione è critico perché fino a quando qualcuno cerca aiuto e fino a che il consulente prova a fornirlo, gran parte della realtà di quanto sta accadendo rimane nascosta”.

“I ricercatori tradizionali non possono motivare i membri di un’organizzazione a rivelare quello che occultano con così grande energia, molto di ciò che il ricercatore Prosegui…

Il cimitero degli elefanti

Ogni azienda, ogni organizzazione deve avere il proprio cimitero degli elefanti, volgarmente detti “trombati”. È quel luogo dove possono essere opportunamente collocati quei dirigenti, solitamente anziani e di grado elevato, che non risultano più utili ma che, per varie ragioni, non possono essere allontanati.

Ogni organizzazione infatti, anche la più sana, ha situazioni di questo tipo. Alcune poi, le peggiori, ne sono piene. Gli elefanti in questione sono dirigenti caduti in disgrazia perché hanno fallito nel loro lavoro, o perché appartengono alla cordata perdente nell’ambito di faide interne. E che per ragioni contrattuali o meno nobili (come la detenzione di segreti inconfessabili, oppure Prosegui…

La retorica cooperativa produce danni

Da tempo evito più che posso convegni, seminari, conferenze, tavole rotonde, workshop dove il modello cooperativo viene esaltato dai relatori di turno con slogan generici e ampollosi. Tali occasioni si sono recentemente moltiplicate, anche per far fronte ai sempre più numerosi attacchi contro la cooperazione.

L’impressione che ne ho – sicuramente sbagliando – è che siano occasioni perdute, e potenzialmente dannose. Se il messaggio non è accompagnato da un’elaborazione operativa, allora rimane esercizio fine a se stesso, se non addirittura controproducente, in quanto vuota retorica che allontana invece che attrarre i destinatari del messaggio stesso.

Troppo spesso il richiamo ai grandi valori Prosegui…

No, il dibattito NO

No! Il dibattito no!!!”. Già nel 1976 Nanni Moretti (alias Michele Apicella) fuggiva terrorizzato alla prospettiva del noiosissimo dibattito al termine della proiezione di un noiosissimo film d’essai.

Eppure, 40 anni dopo, c’è ancora chi continua ad organizzare incontri, seminari, convegni dove, dopo gli immancabili saluti delle autorità, si assiste alla relazione di un esperto di grido (possibilmente emerito professore universitario) e al “dibattito” che vede altri esperti seduti su comode poltrone e moderati da un noto giornalista, possibilmente incompetente ma tanto, tanto noto. Tutto questo davanti ad un pubblico cui, come allo stadio, non si chiede altro che di ascoltare e, soprattutto, Prosegui…