La questione etica in cooperativa

La “questione etica” è una emergenza non solo della politica e della società civile, ma anche delle imprese cooperative e del movimento che le ricomprende. Sono ben noti i recenti casi giudiziari – limitati nel numero ma di grande impatto mediatico e di immagine – che hanno coinvolto imprese e dirigenti cooperativi con accuse di corruzione, truffa o minacce. Sulla scorta di questi eventi si è messo in moto un processo di revisione delle regole di funzionamento delle cooperative volto a impedire in futuro comportamenti illeciti nel rapporto fra cooperative, mercato e istituzioni. Tale intervento è particolarmente urgente per le cooperative che operano in settori ad alto tasso di corruzione, come quelli legati agli appalti pubblici (ad esempio nei settori delle opere pubbliche, o delle pulizie o, come di recente, nell’accoglienza dei migranti). È assolutamente necessario trovare gli strumenti di governance che impediscano a dirigenti o affaristi di procurare contratti alle cooperative attraverso la corruzione o l’intimidazione di amministratori e dipendenti pubblici, o la creazione di cartelli segreti con imprese concorrenti. Esiste poi anche un altro fronte della “questione etica”, che sta creando non poche insofferenze specie fra le generazioni più giovani. Si tratta di comportamenti in uso in alcune cooperative di grandi dimensioni o in altre che hanno un debole rapporto fra socio e cooperativa (e di conseguenza un debole controllo sociale). È l’insofferenza per pratiche opache di gestione del personale, che vanno dai casi di favoritismo o familismo nelle assunzioni e nelle carriere per arrivare ai contratti d’oro per consulenti amici o ex dirigenti in pensione. O per gli intrecci di interessi con fornitori “di fiducia” che dispensano favori e regalie “ad personam” a dirigenti e funzionari, in particolare quelli che decidono acquisti e forniture. O per i casi di società esterne collegate (come ad esempio imprese immobiliari) in cui figurano famigliari e amici di dirigenti.

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