Buone Feste

Aviva appena finuto di mangiare secunno tutti i comannamenti e si stava susenno dal tavolo, quanno Enzo gli s’avvicinò.

«Dottore, dov’è che se li passa Natale e Capodanno?».

«Perché mi fai ‘sta domanda?».

«La volevo avvertire che se per caso resta a Vigàta, la notti dell’urtimo di l’anno la trattoria è chiusa. Ma se vossia si voli viniri a passari la nuttata a la me casa, mi fa anuri e piaciri».

E stava per raccominzari la gran camurria delle feste! Che lui propio non sopportava cchiù, non per le feste in sé, ma per lo scassamento di cabasisi dei rituali di auguri, rigali, pranzi, cene, inviti e ricambi d’inviti. E po’ i biglietti d’augurio con la spiranza che l’anno novo potiva essiri migliore di quello appena passato, spiranza vana pirchì ogni anno novo alla fine arrisultava sempre tanticchia peggio di quello che l’aviva preceduto.

(Andrea Camilleri, Il campo del vasaio, Sellerio ed.)

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