Il mestiere di capo (Il generale Kutùzov)

A coloro che sono abituati a pensare che i piani di guerra e di battaglia sono fatti dai condottieri nello stesso modo che ciascuno di noi, seduto nel suo studio davanti a una carta, fa delle riflessioni su come disporrebbe le truppe nella tale o tal’altra battaglia, si presentano le domande: perchè Kutùzov (generale russo), durante la ritirata (dopo la battaglia di Borodinò) non fece questo e quest’altro? Perchè non occupo una posizione favorevole prima della località di Fili? Perchè non si ritirò subito sulla via di Kaluga, lasciando Mosca? ecc. Le persone abituate a ragionare così dimenticano o non conoscono quelle inevitabili condizioni nella quali si svolge sempre l’attività di ogni comandante in capo.
L’attività del condottiero non ha la minima rassomiglianza con quell’attività che noi ci immaginiamo, stando tranquillamente nel nostro studio ad analizzare sulla carta una campagna qualunque, con una data quantità di truppe da una parte e dall’altra, in un paese conosciuto e cominciando le nostre riflessioni da un certo dato momento. Un comandante in capo non si trova mai in queste condizioni di inizio di un qualsiasi avvenimento nelle quali noi esaminiamo sempre l’avvenimento stesso. Un comandante in capo si trova sempre nel mezzo di una serie mobile di fatti, e in modo che mai, in nessun momento, è in grado di riflettere a tutta l’importanza del fatto che si svolge.
Il fatto, impercettibilmente momento per momento, si delinea nella sua importanza e, ad ogni istante di questo graduale e ininterrotto delinearsi del fatto stesso, il comandante in capo si trova in mezzo ad un complicatissimo gioco di intrighi, di preoccupazioni, di dipendenza, di potere, di progetti, di consigli, di minacce, di inganni; si trova continuamente nella necessità di rispondere ad un’infinita quantità di quesiti che gli vengono posti, e che sempre si contraddicono fra di loro. Un comandante in capo, specialmente nel momento difficile, ha davanti a sè non un disegno solo, ma sempre delle decine ad un tempo. E ognuno di questi disegni, basati sulla strategia e la tattica, ne contraddice un altro. Sembrerebbe che l’opera del comandante in capo dovesse consistere soltanto nello scegliere fra questi disegni. Neppure questo egli può fare. Gli eventi e il tempo non aspettano.
Mettiamo che il 28 gli propongano di passare sulla strada di Kaluga, ma intanto arriva un aiutante di campo di M. a domandargli se si debba impegnare subito l’azione coi francesi o ritirarsi. Egli deve impartire l’ordine subito, immediatamente. E l’ordine di ritirarsi ci distoglie dal passare sulla strada di Kaluga. E dopo l’aiutante di campo è l’intendente che chiede dove debba portare i rifornimenti, e il capo del servizio sanitario che chiede dove debba portare i feriti; mentre un corriere porta da Pietroburgo una lettera dell’imperatore che non ammette la possibilità di abbandonare Mosca; e d’altra parte un rivale del comandante in capo quello che gli mina il terreno sotto i piedi ( e di persone simili ce n’è sempre non una, ma molte), propone un nuovo disegno, diametralmente opposto al passare sulla strada di Kaluga, e intanto le forze del comandante in capo richiedono un po’ di sonno e di ristoro, e un rispettabile generale saltato in una distribuzione di ricompense viene a lamentarsi, e gli abitanti del paese supplicano di essere difesi, e un ufficiale mandato ad esaminare i luoghi riferisce assolutamente il contrario di ciò che ha detto l’ufficiale mandato prima di lui, un informatore, un prigioniero e un generale reduce da una ricognizione descrivono tutti in modo differente la posizione dell’esercito nemico.
Le persone abituate a non comprendere o a dimenticare queste inevitabili condizioni dell’attività di ogni comandante in capo ci presentano per esempio la situazione dell’armata a Fili, per esempio supponendo che il comandante in capo il 1° settembre potesse decidere con assoluta libertà il problema della difesa o dell’abbandono di Mosca, mentre che con la posizione dell’esercito russo a cinque miglia da Mosca, questo problema non si poteva porre. Ma quando fu risolto questo problema? Sulla Drissa , e sotto Smolensk, e più visibilmente il 24 sotto Scevardinò, e il 26 sotto Borodinò, e in ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della ritirata da Borodinò a Fili.

Tratto (adattamento) da: LEV TOLSTOJ, Guerra e Pace

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