L’unica cosa sensata da fare

« Herr barone », gridò all’orecchio del vecchio, « l’azienda è in cattive acque. » « Lo so », grugnì Huntze. « Le cure migliori, per un corpo malato », proseguì Albrecht , « sono quelle che riesce a sviluppare lui stesso, dal suo interno. Il corpo deve curarsi da sé. Deve ricorrere il meno possibile all’aiuto esterno, poiché questa diventa un’abitudine. » « Giusto, Albrecht.» « Perciò, Herr barone, cercheremo la cura entro l’azienda stessa. » Huntze sputò. « Non vorrai abbassare la qualità del prodotto! » disse indignato. « No, Herr barone. Dio ne guardi! » Questo, infatti, sarebbe stato peggio che chiedere denaro in prestito. Da quasi due generazioni il nome di Huntze era sinonimo di qualità. Milioni di persone compravano i tessuti Huntze in piena fiducia e la perdita di questa fiducia avrebbe posto la fabbrica allo stesso livello di dozzine d’altre che ancora dovevano discutere e argomentare con la clientela. « Non il prodotto, Herr barone », disse Albrecht, « gli operai. »« Ah , gli operai. » Huntze capì subito. « Migliaia di operai, Herr barone. Sono pagati troppo. E impieghiamo troppi uomini. Le donne vanno benissimo ugualmente, con le macchine. E hanno meno pretese. Faranno lo stesso lavoro per meno della metà della paga. E una riduzione del quindici per cento nella paga degli uomini, farà una grossa differenza. « Benissimo, Albrecht », esclamò il vecchio, entusiasta. « È l’unica cosa sensata da fare. » (Israel J. Singer, I fratelli Ashkenazi)

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