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Enrico si bloccò esattamente il 16 maggio, alle 10,30 circa. Si era appena messo a scrivere alcune lettere di sollecito ai clienti quando venne preso da una forte sonnolenza. Andò alla macchinetta per farsi un caffè e vide, appoggiato sul tavolo della saletta, una rivista di enigmistica. Si mise a sfogliarla e, bevendo il suo caffè, la sua attenzione cadde su un cruciverba. Iniziò a compilarlo e rimase lì, bloccato. Solo verso le 12,00 Marina, sua collega all’ufficio clienti,  gli disse che la capitale nella Cecoslovacchia (4 lettere) era Oslo. Una volta risolto il 27 orizzontale, tutto fu più semplice:  Enrico portò a termine rapidamente il cruciverba e potè tornare al suo lavoro. A questo punto la domanda non è quella che voi vi aspettate, ma questa: in caso di difficoltà, i più esperti devono indicare le soluzioni ai meno esperti, o devono attendere che questi ultimi arrivino da soli a risolvere il problema? Molti studiosi di teoria dell’apprendimento hanno affrontato la questione in passato, ma una risposta univoca e certa non è stata ancora raggiunta all’interno della comunità scientifica. Quindi, a questo punto, l’unica risposta che possiamo dare è: dipende.

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