Categoria: Cultura organizzativa

  • L’imprenditore e le vittime consenzienti

    Quello che nessuno immaginava è accaduto: il vecchio imprenditore, fondatore dell’azienda arrivata alla terza generazione (figli e nipoti ricoprono ruoli importanti), ha deciso di abbandonare il campo e si è dimesso da tutte le cariche aziendali.

    Stiamo parlando di un imprenditore che non dirige attraverso dati, programmi, budget, strutture, procedure, sistemi di controllo, ma in base a capacità innate, esperienza, intuito, impegno.

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  • L’integralismo culturale di fronte all’ambiguità

    La cultura organizzativa è un insieme di aspettative che influenzano i comportamenti degli individui in un’organizzazione. Tutti siamo sensibili a dinamiche sociali influenti come le attenzioni, gli ostracismi, gli elogi, il sostegno del gruppo, l’isolamento, l’elogio, l’inclusione e l’esclusione.

    Le nostre relazioni sono ciò che ci definisce e, a forza di reciproci adattamenti con gli altri, creiamo nel tempo aspettative e regole non scritte che danno vita a comportamenti di cui siamo più o meno orgogliosi.

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  • La differenza fra teoria e pratica

    Fino a pochi anni fa le fotocopiatrici erano presenti in tutti gli uffici del mondo (ed in molti casi lo sono ancora). Un loro guasto rischiava di bloccare il lavoro di tutto il personale. A tal scopo le aziende fornitrici disponevano di centinaia di tecnici che viaggiavano da un cliente all’altro per riparare in tempi rapidi le macchine che si bloccavano.

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  • Quando l’azienda chiede un dono

    È noto a tutti che la flessibilità rappresenta un valore fondamentale per qualunque organizzazione, specie nei reparti manifatturieri, sempre più alle prese con richieste di prodotti personalizzati da parte della clientela.

    Mentre in passato si puntava ad ottenere la flessibilità in fabbrica attraverso la ridondanza delle scorte, da tempo si punta sempre più ad avere rifornimenti tempestivi ed in piccoli lotti, veloci riadattamenti dei macchinari, informazioni in tempo reale sullo stato della produzione, dei consumi, delle usure.

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  • Errare è umano, perseverare è carenza di cultura

    Tutti conoscono bene la differenza fra un’intenzionale violazione di una regola ed un errore: la prima va sanzionata, il secondo va segnalato. Eppure su questa differenza troppo spesso ci si comporta in maniera apparentemente illogica. Accade ad esempio quando emerge dal nulla un grave problema, che fa vacillare il sistema e crea danni ingenti, e si scopre che quasi tutti ne conoscevano l’esistenza, ma non avevano mai fatto niente per porvi rimedio.

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  • Creare una nuova cultura del servizio

    Qualsiasi impresa, nel momento in cui definisce un’innovazione delle proprie strategie di servizio ai clienti, deve affrontare una questione cruciale, ossia come passare all’effettiva erogazione del servizio con modalità coerenti rispetto ai nuovi orientamenti strategici. Ci troviamo di fronte al problema della traduzione dell’idea guida del servizio in comportamenti quotidiani: in altre parole alla progettazione operativa dei sistemi di erogazione.

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  • Cambiare la cultura aziendale

    Si deve tentare di adattare la cultura aziendale alla strategia? Sebbene sia estremamente difficile si può – ed in alcuni casi si deve – cambiare la cultura. Si tratta di un processo lungo e complesso, che non va intrapreso alla leggera.

    Ci sono tre prerequisiti per poter modificare la cultura.

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  • La differenza fra cultura e clima aziendale

    Molti pensano, quando si parla di cultura aziendale, che questa abbia a che fare col clima che si respira in azienda. Ma il clima non è la cultura. Il clima è la misura del grado di motivazione delle persone. Le analisi di clima questo evidenziano, e spesso danno indicazioni di breve periodo, che risolvono gli aspetti più lampanti dei problemi, ma non le cause profonde.

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  • Investire sulla fiducia

    La fiducia è una cosa seria” era lo slogan che per anni ha accompagnato la promozione di una nota azienda casearia. A volte sembra che ciò che è importante per un formaggino non lo sia altrettanto all’interno di certe aziende, che non fanno nulla per alimentare il livello di fiducia al proprio interno.

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  • Affinare le coscienze

    A differenza dell’animale, nessun istinto dice all’uomo quale sia il suo bisogno. E nessuna tradizione oggi, a differenza che nel passato, gli dice quale sia il suo dovere. Così spesso egli non sa cosa vuole. In occidente il conformismo lo spinge ad avere quello che anche gli altri hanno.

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