Pianificare l’efficacia del cambiamento

Siamo ormai sommersi da sempre più sofisticati sistemi e strumenti di pianificazione. Chi li predispone tuttavia spesso dimentica che la logica dei piani di cambiamento è quella di mobilitare l’energia delle persone attorno a qualcosa che ancora non si conosce fino in fondo. È quindi necessario ricorrere all’immaginazione e affidarsi alle persone.

E questo spaventa i cultori dell’approccio razionale, i burocrati e i conservatori, che vogliono numeri, certezze, dati anche là dove non esistono. E che non accettano nessun tipo di approccio fiduciario: vogliono prospetti, diagrammi, previsioni, cifre e, soprattutto, garanzie sul futuro. Non capiscono una cosa semplicissima: che pur essendo necessario Prosegui…

Per accelerare occorre andare piano

Qualcuno pensa che quando si hanno a disposizione persone con capacità semplici e limitate si debbano progettare processi organizzativi che siano semplici e limitati anch’essi. In realtà non esiste una reale differenza di capacità delle persone di fronte ai processi gestionali e produttivi: anche il personale altamente qualificato non è in grado di sostenere a lungo processi complessi e sofisticati. I processi complessi sono rigidi, pesanti e costosi. Richiedono infrastrutture di controllo e coordinamento burocratiche e lente.

I processi che creano alto valore aggiunto sono sempre semplici, ma richiedono mansioni complesse. Per tali processi servono individui preparati e flessibili, in grado di Prosegui…

Rendiamoci conto

Ci son alcune cose di cui bisogna prendere atto:

  1. più le aziende ingrandiscono, meno possono essere controllate;
  2. i capi non possono avere tutto sotto controllo;
  3. tutto è correlato;
  4. occorre essere molto tolleranti nei confronti della sperimentazione;
  5. per avere cambiamenti sostanziali serve tempo;
  6. senza ridistribuzione del potere non è possibile cambiare.
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È il potere ciò che blocca il cambiamento

La forza di un’azienda coincide con la qualità dell’organizzazione e delle persone che la costituiscono. La qualità dell’organizzazione è data dalla sua cultura, dal livello di professionalità della squadra, dalla flessibilità organizzativa. Si tratta di una qualità che non è eterna, ma richiede continui adeguamenti. Ogni intervento organizzativo, anche se parziale, per essere efficace richiede un approccio integrato e coerente con il sistema complessivo, che passa attraverso mutamenti di abitudini consolidate.

Si tratta di un vero e proprio riorientamento culturale, con le inevitabili implicazioni di sforzo, di tempo e, soprattutto, di ridefinizione dei rapporti di potere all’interno dell’organizzazione. E sono Prosegui…

Imparare a disimparare

Quasi 50 anni fa Alvin Toffler prevedeva che “gli analfabeti del ventunesimo secolo non saranno coloro che non sapranno leggere o scrivere, ma quelli che non sapranno imparare, disimparare e reimparare” (Alvin Toffler, Future Shock, 1970). Ancora oggi questo ragionamento risulta particolarmente ostico, specie per chi lavora nel settore manifatturiero, dove il sapere non si improvvisa, ma si accumula nel tempo. Eppure anche nel settore manifatturiero accadono svolte tecnologiche e dinamiche di mercato che riducono in brevissimo tempo il valore di questo sapere diffuso. E a nulla serve perfezionare e reiterare un sapere ormai obsoleto.

Non sempre quindi l’esperienza è la migliore Prosegui…

Per capire devi cambiare

Dice Edgar Schein: “Ho imparato, negli ultimi quaranta anni, che i migliori dati su quello che succede nel mondo reale arrivano dall’esperienza stessa che se ne fa. Ho imparato di più sulle organizzazioni e sulle loro culture dalle concrete esperienze come membro e consulente delle organizzazioni. Il fornire consulenza ad un’organizzazione è critico perché fino a quando qualcuno cerca aiuto e fino a che il consulente prova a fornirlo, gran parte della realtà di quanto sta accadendo rimane nascosta”.

“I ricercatori tradizionali non possono motivare i membri di un’organizzazione a rivelare quello che occultano con così grande energia, molto di ciò che il ricercatore Prosegui…

Le scorciatoie

Le scorciatoie sono una fonte di progresso. Non sta scritto da nessuna parte che occorre sempre procedere allo stesso modo di coloro che ci hanno preceduto. La storia dell’umanità dimostra che molto spesso sono gli ultimi arrivati a dimostrarsi portatori di qualcosa di nuovo: riprendono vecchi concetti ma li interpretano in modo diverso, e hanno successo.

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Non fate i disegnini

“Ho visitato parecchi centri di ricerca, soprattutto negli Stati Uniti. I ricercatori si riuniscono il sabato mattina (questo è un dato sociologico), ma di fatto quando parla il chimico il fisiologo fa dei disegnini, non sta a sentire, non è interessato perché non lo capisce. Ognuno si comporta allo stesso modo quando parlano gli altri. Il lavoro di gruppo fatto così non serve a molto. Bisogna quindi riuscire a motivare le persone in modo che possano apprendere il linguaggio e i concetti altrui”.

“Mi sono sforzato di adottare un comportamento preciso con i miei collaboratori. Li obbligavo non tanto ad acquisire le tecniche altrui Prosegui…

Non si cambia per decreto

Michel Crozier lo scrisse nel 1979: non si cambia la pubblica amministrazione per decreto. E invece i nostri legislatori continuano ad emanare “grida” che promettono efficienza, innovazione, qualità del servizio. E non serve mai a niente. L’effetto di una norma più rigorosa di controllo non è mai quello enunciato, ma è di spingere il funzionario pubblico a difendersi dalla legge stessa, dedicando così ancora minor tempo al lavoro produttivo.

La strada per l’efficienza è un’altra. Occorre lavorare per equilibrare il tempo di lavorazione (ovvero il tempo in cui viene “fatto qualcosa”) con quello di attraversamento, ovvero di trasporto e manipolazione inutile. Occorre Prosegui…

Una storia di resistenza

L’azienda Berigottex produce apparecchiature tecnologiche sofisticate, tutte corredate da manuali tecnici. Tradizionalmente la redazione di tali manuali era realizzata all’interno degli uffici di progettazione, a cura di personale di scolarità intermedia, che sostanzialmente metteva in bella copia le bozze di lavoro dei progettisti. Alla fine l’ultima parola su ogni manuale spettava sempre al progettista, che dedicava a tale operazione i ritagli di tempo.

Quando la direzione aziendale puntò sulla documentazione tecnica come fattore distintivo e competitivo, decise di creare un ufficio autonomo, specializzato proprio nella produzione di manuali di alta qualità. Compito dell’ufficio era produrre manuali di notevole livello, con formati standardizzati e Prosegui…